Brescia, territorio ferito

Brescia è una terra ferita, qui ci si ammala di tumore molto più che nelle altre città italiane. A Brescia non si portano i bambini a giocare nei parchi perchè le terra è contaminata da PCB e diossine. Qui non si compra a Km “zero” perchè  verdura e frutta crescono su di un terreno compromesso da sostanze cancerogene per l’uomo. Ancora si paga il prezzo, alto, dell’industrializzazione e di quella fabbrica la “Caffaro” , che per decenni ha dato lavoro a migliaia di persone ma responsabile dello sversamento nelle acque bresciane di circa 150 tonnellate di Pcb e diossina.

Brescia s’inchina dunque al progresso.  Il fiume Mella, affluente dell’ Oglio, raccoglie le scorie civili e industriali delle fabbriche presenti in Val Trompia, spesso non trattate dai depuratori, inesistenti o inadeguati. Così  arsenico, nikel e cromo esavalente vengono trasportati silenziosi a valle attraverso le acque torbide del fiume.

A qualche chilometro di distanza, una bomba ecologica è pronta ad esplodere fra le montagne della Val Camonica e più precisamente nel piccolo comune di Berzo Demo, circa 1000 abitanti, ereditieri involontari di circa 23mila tonnellate di rifiuti contaminati, prevalentemente ceneri e scarti di demolizione con concentrazioni di cianuri, fluoruri e bauxite, partiti dalla lontana Australia. A Forno D’Allione la ditta  “Selca” avrebbe dovuto renderli inoffensivi. Ma poiché l’azienda è fallita, le 23mila tonnellate dal 2011 sono esposte all’esterno nel piazzale della fabbrica e all’interno di alcuni capannoni, senza alcuna protezione. I teli posti a riparo con gli anni si sono degradati. L’inchiesta giudiziaria è stata chiusa a dicembre 2014 con rinvio a giudizio di 5 ex dirigenti della Selca accusati di reati fallimentari e ambientali. Si parla di 240mila euro per la messa in sicurezza dei rifiuti. Nel frattempo le sostanze nocive, esposte alle intemperie hanno iniziato a contaminare l’acqua. Ma non solo. Qui nel silenzio della montagna,  la “collina dei veleni” sotto un telo di protezione custodisce gli scarti di lavorazione della produzione di elettrodi di grafite per i forni siderurgici che la ex Selca smaltiva.

A sud della provincia, le cose non vanno meglio. Montichiari è la «capitale» italiana dei rifiuti con i suoi 500 metri cubi procapite stoccati in 16 discariche. I comitati ambientalisti parlano di oltre 30 milioni di tonnellate di scorie accumulate sul territorio bresciano dal dopoguerra ad oggi.

Il paesaggio, in passato pianeggiante, è diventato una zona collinare. Le colline sono enormi discariche e si alternano a scavi, profondi e di vaste dimensioni. Come la “Padana Green”, grande circa piu’ di un milione di metri cubi che probabilmente accoglierà rifiuti non pericolosi, con celle dedicate anche al contenimento di amianto.

Associazioni e comitati lottano e fanno informazione per far uscire Brescia e i suoi territori dall’ ombra nera di silenzio che l’avvolge. “Forse è tardi ” dice Gigi, in prima linea per la difesa del territorio, ” ma sentiamo il bisogno di tenere alta l’attenzione su questo scempio ambientale,  lo dobbiamo ai nostri figli, perchè non si meritano questa triste eredità”.