I giovani migranti di Patrasso

In collaborazione con Medici Senza Frontiere

A Patrasso città costiera della Grecia partono i collegamenti marittimi per l’Italia e su questo tratto di costa  arrivano e partono, giorno e notte, giovani afghani che vogliono raggiungere clandestinamente l’Italia via mare, nascosti nei container dei tir. Sono minorenni, orfani di guerra o figli di famiglie che non riescono a mantenerli, sono ragazzi  in fuga dalla guerra e dai rastrellamenti dei talebani. I giovani afghani raggiungono l’Europa  battendo le rotte migratorie via terra e via mare in clandestinità. Alcuni di loro sopravvivono all’interminabile viaggio, altri invece non ce la fanno. Patrasso rappresenta per questi ragazzi  una tappa segnata da una lunga attesa. Non è facile lasciare Patrasso. “Today is a bad day”, si diceva al campo profughi costruito con legno e cartone, diventato rifugio per circa duecento ragazzini tra i dodici e i diciassette anni. Si aggirano come ombre per le vie di Patrasso, si spostano in piccoli gruppi tra il porto e la superstrada della città, spesso con gli stessi abiti che indossavano sei, otto mesi fa, quando partirono dall’Afghanistan. Sognano l’Europa del nord. Ogni notte, in pochi,  riescono a nascondersi all’interno dei tir tra la merce trasportata.  Restano li nascosti per più di ventiquattro ore, al buio e in silenzio, nella speranza di  scendere dall’autotreno e trovarsi nel porto di Venezia, Ancona o Brindisi. Per chi resta invece, domani sarà ancora un “bad day”.